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Après L’Os léger au couvent de la Providence, Les Voix du sol sont présentées dans les ruines de l’église du Carmine à Noto Antica, au sud de la Sicile. Création à trois voix : sculptures de fil de fer de Carlo Sapuppo, 8 poèmes-peintures d’Yves Bergeret, interventions de Savi Manna au violon et à la guimbarde, autour du poème original d’Yves Bergeret dit par lui en français et par Pia Scornavacca en italien.

Ensemble ils réalisent un chant d’éveil et de regard vers l’avenir adressé à l’époque contemporaine à partir des significations propres au lieu Noto Antica.

Quatrième installation-performance de ces créateurs à Noto Antica, Les Voix du sol est une nouvelle étape de fondation du sens par la mise en acte poétique des voix multiples, y compris étrangères, dont le sol sicilien porte encore et toujours la marque.

Arsène Caens        Ecole du Louvre, EHESS, Paris

La création des Voix du sol  le 26 octobre 2013 est dédiée à Enrico Sorbello.

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Dopo L’Osso leggero al convento della Provvidenza, Le Voci del  suolo sono presentate tra le rovine della chiesa del Carmine a Noto Antica, a sud della Sicilia. Creazione a tre voci: un’istallazione in fil di ferro di Carlo Sapuppo, 8 poesie- pittura di Yves Bergeret, interventi al violino e marranzano di Savì Manna attorno alla poesia originale di Yves Bergeret, dette da lui in francese  e da Pia Scornavacca, in italiano.

Insieme essi realizzano un canto di risveglio e di sguardo verso il futuro indirizzato all’epoca contemporanea a partire dai significati legati al luogo di Noto Antica.

Quarta istallazione-performance di questi creatori a Noto Antica, Le Voci del suolo è una nuova tappa per  la fondazione del senso della messa in atto poetica di voci multiple, comprese voci straniere, di cui la Sicilia porta ancora e sempre il marchio.

 Arsène Caens        Ecole du Louvre, EHESS, Paris

 La creazione delle Voci del suolo, il 26 ottobre 2013, è dedicata ad Enrico Sorbello


RENCONTRES DE CRÉATION / INCONTRI DI CREAZIONE

le voci del suolo 015

APERTURA  DELLA PERFORMANCE  “LE VOCI DEL SUOLO”        26 ottobre 2013

di Pia Scornavacca

Quando, nel giugno del 2013, durante una delle sue consuete passeggiate, Yves Bergeret  scelse le rovine della chiesa del Carmine per l’azione successiva alla performance L’Osso Leggero, non era al corrente della storia del luogo e l’importanza che aveva avuto questa imponente chiesa negli anni immediatamente precedenti al catastrofico terremoto del 1693. Ma la sua capacità all’ascolto dei luoghi, maturata in lunghi anni di “esercizio”, non necessita di conoscenze storico- letterarie e      giunto al centro della vasta area della chiesa distrutta, tra i resti di grandi colonne e di olivi cresciuti sulla desolazione delle rovine, resta in ascolto.   Il luogo gli parla … tante le voci, tanti i racconti  di un’ umanità che è stata, ma la cui voce attraversando secoli e macerie,  sulla collina di Noto Antica,  può ancora essere ascoltata.

Carlo ed io, condividiamo pienamente la scelta del poeta.  Anche per noi, le rovine della chiesa del Carmine sono un luogo di forte carica antropologica ed emozionale … le abbiamo viste abitate, nella casa colonica del ‘900, costruita sull’abside della chiesa … le abbiamo viste oggetto di campagne di scavo archeologico … le abbiamo viste abbandonate e violate da briganti … ed allora … abbiamo visto le sue povere ossa rotolare tra pietre e detriti …  abbiamo visto le sue lapidi con parole incise, divenire frammenti  mischiati a sterco e rovine … Sotto i nostri piedi, dolorosamente parla e si rimescola la Storia.

Per buona sorte, uno studioso del luogo riesce prima della rovina  a trascrivere una parte degli epitaffi. Quei testi come voci del suolo invocano una preghiera o un ricordo, attendendo una melopea verticale che le ri-metta al mondo contemporaneo e futuro.  

Che essa sia una esile spirale di fil di ferro o il fuoco di una parola dipinta o un ispido suono lontano.

Prima della lettura-performance “Le voci del suolo”  vorrei onorare un’antica voce, attraverso la lettura di uno degli epitaffi trascritti dall’Avv. Francesco Balsamo.

epitaffio

I.S.V.N.A – ATTI E MEMORIE – Noto 1970 –  Problemi storici e rilievi tecnici sulla chiesa del Carmine – di Francesco Balsamo

OUVERTURE DE LA PERFORMANCE  “LES VOIX DU SOL”         26 ottobre 2013

di Pia Scornavacca

Quand en juin 2013, dans une de ses promenades habituelles, Yves Bergeret a choisi les ruines de l’église del Carmine pour l’action qui suivrait celle de L’Os léger, il n’était pas au courant de l’histoire du lieu ni de l’importance qu’avait eue cette église magnifique dans les années juste avant le tremblement de terre catastrophique de 1693. Mais sa capacité d’écouter les lieux, mûrie au fil de longues années d'”exercice”, n’a plus besoin de connaissance historico-littéraire. Arrivé au centre de l’ère vaste de l’église détruite, parmi les vestiges des grandes colonnes et les oliviers grandis sur la désolation des ruines, le voici à l’écoute.

Le lieu lui parle… voix si nombreuses, récits si nombreux d’une humanité qui fut, mais dont la voix traversant décombres et siècles, sur la colline de Noto Antica, peut encore être écoutée.

Carlo et moi partageons pleinement le choix du poète. Pour nous aussi les ruines de l’église del Carmine sont un lieu à forte charge anthropologique et émotionnelle. Nous les avons vues, habitées dans la maison paysanne des années 1900, construite sur l’abside de l’église…nous les avons vues objet de campagnes de fouille archéologique…nous les avons vues abandonnées et violées par des pillards…et alors…nous avons vu ses pauvres os rouler entre les débris et les pierres…nous avons vu ses dalles tombales à inscriptions incisées devenir fragments mêlés à la fiente et aux gravats…Sous nos pieds, douloureusement parle et se mélange l’Histoire.

Par chance, un érudit spécialisé dans l’étude de ce lieu a réussi avant la destruction à transcrire une partie des épitaphes. Ces textes en tant que voix du sol invoquent une prière ou un souvenir attendant une mélopée verticale qui les re-mette au monde contemporain et futur.

Que celle-ci soit une fine spirale de fil de fer ou le feu d’une parole peinte ou un son qui se dresse au loin.

Avant la lecture-performance des Voix du sol, je voudrais honorer une voix du passé, par la lecture d’une des épitaphes transcrites par Monsieur Francesco Balsamo:

Ci-gît le docteur Antonino Di Lorenzo ; habile chirurgien, par l’art de sa profession il s’est teint en rouge les mains. La mort à la terrible gueule, alors qu’il découpait ses malades, et pour cela même, a saisi le médecin, non sans traîtrise. 1602

(Épitaphe traduite en franςais par Yves Bergeret)

LA LETTURA

Ciclo integrale Le Voci del suolo per leggere e guardare le poesie-dipinte di Yves Bergeret / Cycle intégral, pour lire et regarder, les  poèmes-peints de Yves Bergeret

27 OTTOBRE 2013

Aube du 27 octobre. Amis et visiteurs nous ont demandé de revenir dans l’installation au moment du soleil levant. Air doré, orangé, jaune vif. A haute voix nous disons encore les huit parties principales du poème. Puis amis et visiteurs décident de se mettre en cercle autour des fougères-fumerolles de métal et entonnent lentement un chœur informel à voix murmurées, encore sans mot, qui accompagne dans notre monde dur l’éveil matinal, l’éveil contemporain des Voix du sol.

Alba del 27 ottobre. Amici e visitatori ci hanno chiesto di ritrovarci nell’installazione al momento del sorgere del sole. L’aria è dorata, color arancio, di un giallo vivo. Ad alta voce, ripetiamo ancora le otto parti principali del poema. Poi amici e visitatori decidono di disporsi in cerchio intorno alle felci-fumarole di metallo e intonano lentamente un coro improvvisato di voci mormorate, ancora senza parole, che accompagna il risveglio del mattino nel nostro duro mondo, il risveglio simultaneo delle Voci del suolo.

(trad. F. Marotta da:   http://rebstein.wordpress.com/2013/11/09/autour-des-voix-du-sol/)

 

PREFAZIONE

Grazie alla felice intuizione di un comune amico che ci ha fatti incontrare,  dal 2007  Yves Bergeret  periodicamente,  è nostro compagno di cammino ed azioni, lungo il territorio di Noto Antica.

Uniti dalla comune passione per la “lettura dello spazio” e sua conseguente “rilettura”, camminando insieme attraverso la natura, le tracce dell’uomo, il mormorio dei luoghi, le acque segrete, le grotte oscure, i sentieri dimenticati, il vento, le nuvole … raccogliamo la parola che “nuda si posa sulle pietre bianche”…

Da questa disciplina di attenzione ed ascolto nascono: la parola ferma, potrei dire lapidaria, delle poesie di Yves Bergeret e lo scarnificato ma, simbolicamente essenziale segno, delle sculture di Carlo Sapuppo.

Le due modalità di lavoro divengono così linguaggio, per trattare temi nodali dell’esistenza, amplificati dalle eccezionali qualità  degli spazi in cui si sono prodotte le azioni di trasmissione e dialogo con piccoli gruppi di astanti.

Nel 2007, “la Presenza dell’Altro e la sua accoglienza”, ha trovato il suo luogo privilegiato nelle sacre grotte degli Antenati- Heroa.

Nel 2010, ”l’Alimentazione e il distacco da lei”, nelle scorrenti acque del torrente Carosello…

e oggi, “ l’Osso leggero”, sul dualismo conflittuale dell’isola che qui, nella storia  e  nelle condizioni materiali dell’Eremo della Provvidenza, trova  la sua massima espressione.

Due individui, due differenti modi di apporre segni, due linguaggi stranieri, si incontrano sulla collina della “morta” città di Noto Antica, e nell’impegnativo confronto si scopre il senso comune dell’azione ;  nel  raddoppio della  sua forza la parola chiara apre l’orizzonte”.

Ancora una volta, l’ARTE accende a Noto Antica, un faro di speranza.

Pia Scornavacca

Préface-texte français

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Simone e la sua compagna, giungono per la prima volta a Noto Antica, nelle sue parole l’incontro con il luogo e la partecipazione alla performance.

Immaginavo me e Barbara come pellegrini, salati di mare e sudore, alla ricerca di «casa corpo», come la chiama Yves. Poteva essere sul pendio vertiginoso del teatro di Pergamo o magari a ridosso del santuario di Dioniso Eleutereo ad Atene: non ero mai stato a Noto antica. Siamo arrivati sotto le mura della città, traducendo in immagini le parole di Pia: un ponte, stazioni della via crucis, un monastero, la gola rocciosa e abbagliante della valle; in fondo, un eremo. Ogni cosa con una sagoma ed un nome esatti, sfumati, poi cancellati nella mente dal calore. Come pellegrini abbiamo varcato la porta, l’orecchio volto al cielo, lo sguardo dietro ad ogni traccia di luce per percepire le sillabe di un mito: la promessa del poeta e dello scultore. È apparsa una donna, con il suo cane custode. Le abbiamo chiesto indicazioni, se avesse idea di dove si sarebbe svolta, lì, da qualche parte, una performance artistica, con grandi pannelli dipinti, musica, sculture di ferro. Non lo sapeva. Viveva a Noto solo da qualche mese e non era mai stata in Sicilia prima. Si è unita a noi. Il cane ci precedeva. Ogni tanto verificava se lo seguissimo ancora. Un sentiero sterrato d’un bianco abbacinante, inghiottito da una fitta, sospirosa vegetazione. Mi bevevo l’umore mediterraneo del vento per non tormentarmi le labbra.

L’arrivo a destinazione è stato improvviso – inaspettato. Finiva la terra. Un margine sospeso sull’orizzonte, affacciato sull’isola delle Correnti. Le sculture di Carlo, esili, devote ombre sottili, recitavano la loro armonia con il paesaggio. Intorno sventolavano i calligrammi di Yves; la sua voce e quella di Pia erano un soffio. Dalle finestre del monastero faceva eco il suono ventrale di un violoncello, il pizzicato di un violino. Un emiciclo di persone, accovacciate su un muro a secco o distese su un letto di sassi ed erba, fremeva all’urto con la parola. Una parola sublimata in musica naturale, ritualmente riverberata dalla cassa armonica di un pubblico insieme antico e moderno: il pubblico di un “epos” moderno.

Simone Di Franco

Texte fran. Simone Di Franco

Poèmes et Sculptures

testo di Arsène Caens it

Arsène Caens il joint au Noto Antica sur invitation de Yves Bergeret. Dans les cinq jours qu’ils ont précédé la performance, il a exploré et savouré le territoire et il a pu être témoin des dynamiques constructives du projet “Os léger”.

L’os léger à Noto Antica

À quelques pas de Casa Corpo, l’ermitage de la Providence. Sa face sud, offerte au lointain, se perce de sept fenêtres hautes dominant une pente longue qui descend sur 20 km jusqu’à la mer. Au-delà : l’Afrique. C’est à cet endroit que j’ai vu Yves Bergeret et Carlo Sapuppo projeter leur dialogue de création, chacun des sept poèmes peints du premier – un prévu pour chaque fenêtre, déroulé le long du mur sur leurs 2,50 m de longueur – suscitant de la part du second une sculpture en fer qui lui répond, grosso modo du même format.

Yves Bergeret a fait parler dans le poème L’os léger les voix qu’il a entendues sur  le sol de Sicile – celle de « l’homme sans nom », de « l’île », de « l’os léger »… – et qui selon lui témoignent d’un cheminement sans cesse réaffirmé vers cette parole stable et digne, démocratique au sens grec, que la brutalité d’un sol furieux peut fracasser en un jour, et que malmènent journellement les effets d’une dissension humaine sans âge. Composés dans les semaines ayant précédé la date du 16 juin – écrits puis surtout peints, avec une énergie et une largesse qui m’ont continuellement impressionné avant même d’en avoir vu le résultat complet sur le sol de Noto Antica – les sept poèmes de L’os léger sont le puissant résultat d’une écoute inlassable de ce lieu, ainsi qu’une entreprise plastique majestueuse.

Toujours à échelle humaine, cependant, comme l’ont parfaitement souligné les sculptures de Carlo Sapuppo, mystérieusement anthropomorphes, qui traduisent dans un langage varié, la parole propre à chaque poème. Ces élaborations composites, montant sur des structures en fer – réemployées à partir des réalisations de l’exposition L’ombre loquace – divers objets et matériaux trouvés sur place, fonctionnent comme un pendant matériel à la première lecture en parole du lieu Noto Antica

Le 15 au soir, avant le déclin du jour, nous nous sommes assurés sur place du dispositif, faisant quelques essais de montage en prévision du grand jour. On voyait que chaque rouleau prenait tout à fait bien sa place sur la façade du couvent et – à moins que la dextérité manuelle de Carlo Sapuppo ne nous l’ait entièrement dissimilé – que le système d’attaches au niveau des fenêtres n’était pas trop fastidieux à mettre en place. On constatait aussi la lumineuse souplesse des rouleaux peints, qui se posaient là en silence, recevant du soleil ses derniers rayons orangés.

 En face d’eux, au bord opposé du terre-plein qui s’avance devant le mur, les quelques sculptures de fer déjà achevées – la suite encore en travail – se plantaient une à une dans le sol, offrant aux premières voix du poème leurs éloquentes silhouettes. Avant la nuit nous rangeons les rouleaux, solides certes – et ne craignant pas la pluie sicilienne – mais vulnérables face au vent du sud, qui ne ralentit pas sa course en passant sur la colline lorsqu’il est vraiment pressé.

Chacun avait eu le temps ces jours de s’imprégner du texte d’Yves Bergeret, au point qu’un certain individu, nommé « osso legero », semblait avoir pris toutes ses aises dans le quotidien de Casa Corpo : Carlo cherchant à traduire le poème en sculpture, en discussion soutenue avec Pia Scornavacca, qui d’ailleurs ne se doutait pas le 16 au matin qu’elle aurait à dire au soir le texte dans sa langue, en alternance avec la voix d’Yves Bergeret. Une fois que l’installation serait réalisée, des répétitions étaient donc à prévoir. On attendait par ailleurs des musiciens, pour une partie essentielle de cette d’installation-performance dans son dialogue avec le lieu : une lecture musicale improvisée du langage gestuel et symbolique propre aux poèmes-peinture d’Yves Bergeret. Le public invité de plus ne s’attendait pas à la présence de Savi Mana (violon) et Enrico Sorbello (violoncelle).

16 juin.

De retour en matinée sur le lieu de l’installation, nous ne mesurons pas tout de suite que la violence du vent – levé tôt ce jour, et qui réussit à souffler la journée entière sans faiblir – entraînera un changement de configuration général, obligeant à reporter les poèmes-peinture sur les fenêtres de la face est du couvent, relativement mieux abritées.

Deux espaces naissent ainsi en cours d’installation à partir du premier dispositif imaginé : un pour les sculptures en fer, qui demeurent face à l’Afrique, selon le vœu affirmé de Carlo Sapuppo, et un second pour les rouleaux et la lecture, conférant au « coin » du bâtiment – nouvelle entité dans l’appréhension spatiale du lieu – le rôle imprévu de zone de transit entre les deux chapitres de l’installation.

Arrivent alors les musiciens, et s’entame en milieu de journée une séance de répétition avec le poète, un poème-peinture à l’appui faisant partition, dans un échange passionnant entre la parole poétique, le geste de couleur et la matière musicale, travaillée par deux spécialistes de l’improvisation en musique populaire et contemporaine.

 Grande effervescence suite aux imprévus, l’occasion de constater la souplesse matérielle de l’ensemble, l’efficacité d’Yves dans sa légèreté de maître d’œuvre conscient, et la grande limpidité du projet dans l’esprit de chacun.

Après une rapide mise au point avec la diseuse et réglage succinct des entrées, L’os léger peut débuter. Yves et Pia, debout devant les poèmes, disent le texte face au public ; lui d’abord en français, puis elle. Sur la voix italienne, dès la première partie du poème, le son des instruments de Savi et Enrico se lèvent, provenant d’on ne sait où ; puis apparaissent et s’approchent, rejoignant la parole du poème toujours dit en alternance.

Les voix de L’os léger prenaient ainsi place dans le site de Noto Antica, répondant au passé historique du lieu, orienté sur le présent sicilien le plus contemporain : chacun avait en lui une part de « l’homme fertile », de « l’homme sans nom ». « L’île » parlait par eux tous, siciliens, tandis que « l’étranger » que j’étais trouvait aussi sa place dans la vision du poète. La lecture du lieu proposée par Carlo quant à elle, élégante, fondée sur une grande conscience des ressources matérielles du site de Noto Antica, témoignait d’une réalité sicilienne ressentie de façon lucide au cours de toute une vie. Une fois le texte dit, un cortège se forme, guidé par les musiciens, qui conduisent le groupe vers l’esplanade des sculptures, silencieuses, graciles, sortes de « présence-absence » – selon les termes de Carlo – que notre regard traverse jusqu’à l’horizon.

L’esprit d’éveil et parfois de résistance, entretenu par Carlo et Pia, affirmant la nécessité d’une dignité conquise par l’art et le lien de parole, s’exprimait ici dans une sorte de rite contemporain où la communauté des individus présents pouvait former, dans le déploiement du poème – œuvre collective – un accord de voix en harmonies, libres bien que profondément reliées entre elles. La parole d’Yves Bergeret, participant d’une pensée symbolique dont il poursuit les traces depuis son expérience du Mali, contribuait à la cohérence quasi liturgique de cette brève épopée créatrice.

Ce travail éthique, fondé sur le lien entre la parole et le lieu, retrouvant l’accord entre perspectives de vie et création contemporaine, constitue pour l’anthropologue un terrain aux problématiques humaines certainement rares dans notre monde Européen.

Arsène Caens*

* Arsène Caens né en 1990, franco-suisse, est diplômé en Histoire de l’art, de l’Ecole du Musée du Louvre, à Paris ; il poursuit des études à Paris à l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, où il prend part active à des séminaires internationaux de recherche en anthropologie de l’art et en philosophie de l’art. Ses études actuelles le portent en particulier vers l’analyse des croisements artistiques et des improvisations en musique contemporaine et en art contemporain ainsi que vers  les nouvelles formes d’une réaffirmation de l’éthique dans l’art le plus actuel.