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Alimentum è la terza esperienza di lavoro, scaturita dall’incontro sul territorio di Noto Antica, del poeta Yves Bergeret e dell’artista visivo Carlo Sapuppo che hanno installato versi e materia in uno specchio d’acqua nella Cava del Carosello.

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Pochi luoghi sono appartenuti così tanto a degli artisti come Noto antica a Pia Scornavacca e a Carlo Sapuppo. E pochi artisti sono stati così affezionati a un luogo come loro all’antica Noto, da cui hanno tratto alimento per le loro creazioni. Da questa affezione è stato “contagiato” da qualche anno anche Yves Bergeret, poeta lettore di spazio originario della regione alpina della Drôme, che già nel 2007 ha realizzato qui, assieme a Carlo, presso le sacre grotte degli Heroa, di epoca ellenistica, l’installazione “Verba/Imagines – Presenza dell’altro/Présence de l’autre”.

Invitato a una nuova residenza d’artista da Pia e Carlo, Bergeret è nuovamente qui presente, ospitato nella loro “Maison-Corps” (come la chiama lui), per rispondere a uno stimolo creativo di Sapuppo. Quest’ultimo, infatti, è suggestionato da una pozza che si trova nella cava in cui scorre il fiume Carosello (anticamente identificato come l’Asinaro, però, di cui è un affluente). È un luogo questo di indicibile bellezza ed ha fatto nascere in Carlo un sentimento di particolare rispetto per quella sorta di utero che ospita la vita e gli dà alimentum, appunto. Che dà albergo alla vita fecondata dalla luce, istituendo una dialettica acqua-luce, inoltre. Considerando pure, aggiungiamo, che l’acqua è anche «simbolo degli strati profondi e inconsapevoli della personalità» che l’artista moderno non smette di esplorare. Di fronte a Carlo e a Yves, ancora, si presenta la scena dell’acqua che dalla pozza si dirupa nel vuoto; dallo spazio generatore, la vita, dunque, si slancia verso il suo incognito futuro. Come dialogare artisticamente, quindi, con questo luogo naturale, dove tutto è completo, e sorgivo e fluente il simbolo? Sapuppo lo fa apponendo un segno esile che si proietta dallo stagno verso il cielo, verso il futuro, in ultima analisi. Rappresentando quel-fil-di-ferro (materia che Carlo predilige per creare le sue sculture) il segno dell’uomo per indicare la sua presenza riconoscente, non invasiva, nei confronti dell’origine della vita. Bergeret, in serrato dialogo con Sapuppo, certamente considera l’acqua, la sorgente come alimento di generazione, ma anche di “germinazione” e, soprattutto, moto di maturazione. Per lui, insomma, lavorare qui – per mezzo di versi calligrafati su 6 quadrittici orizzontali e 6 verticali e, inoltre, su un grande tessuto – significa rappresentare in questo specchio d’acqua la maturazione dell’individuo, la cui vita qui ha avuto origine primigenia, ed il suo prendere coscienza del vuoto della separazione da quell’origine. E del conseguente suo addio, ma non melanconico, alla madre nutrice, e il suo slanciarsi nel mondo. Come si slancia nel mondo il segno di Carlo!

_________________________________________________________________________        Giovanni Miraglia

Ezio Romeo è un ex allievo di Carlo Sapuppo; con lui abbiamo trascorso, ai primi di agosto, tre giorni a Noto Antica. Passeggiando e conversando sull’ormai prossimo progetto Alimentum, Carlo metteva a punto il suo pensiero e le sue parole scorrevano libere come l’acqua del torrente. Ezio ascoltava e guardava… Tornati a casa, a Catania, dopo qualche giorno è arrivata una e-mail di Ezio contenente le scuse per non poter essere presente all’evento e il testo che qui si pubblica.

La Natura ci invita al suo banchetto sontuoso. Assorti e al contempo turbati, presi da stupore, partecipiamo all’inesplicabile convito; ci nutriamo dell’aria e della luce; sorbiamo l’acqua da una vasca naturale – una cavità primigenia che s’apre come un occhio in fondo alla valle, lungo il corso del fiume. La luce del giorno penetra nell’acqua, l’acqua scava la pietra; e sulla pietra si fonda il tempio della vegetazione, della vita animale, tra i cui pilastri trovano posto le civiltà dell’uomo. Tutto fa sistema in equilibrio perfetto.

Accediamo a un luogo che è l’universo in nuce, con tutte le sue leggi e licenze, resistenze ed energie, regole ed eccezioni, verità lucenti e menzogne in ombra. In questo contesto si inserisce l’installazione di Carlo Sapuppo, generata e alimentata da un dialogo condotto sottovoce – se non addirittura in eloquente silenzio – con le cose della Natura. Al cospetto di tanta perfezione l’intervento artistico si fa scabro ed essenziale, restituendo il senso e la misura – debitamente ridimensionati – dell’esperienza umana nel suo complesso.

Lo specchio d’acqua diviene per un momento crogiuolo: raccoglie la vampa del sole per fondere e lavorare il metallo. Dalle profondità primordiali emerge un esile stelo di ferro, germoglio e prodotto del seme umano, che con forza e caparbietà s’alimenta e cresce nello spazio indefinito del cielo. In aria, sospeso, s’espone all’azzardo del tempo futuro. Disegna una traiettoria. La storia umana si fa largo, tremante, fra le fondamenta della Natura.

La parola di Yves Bergeret s’alimenta anch’essa dello spazio circostante, integro e intatto, non deformato dallo schiacciante peso della cultura. Recupera il suo originario legame con le cose che esprime; ne intuisce le relazioni segrete, i significati occultati. Scavando nelle profondità del pensiero penetra fino alle viscere incendiate della terra – favilla e favella. Torna materia e tra la materia trova posto.

In questo spazio ubertoso e ameno il segno dell’uomo è una sottolineatura discreta, significativa e presente, ma che non prende possesso del luogo. Non lo invade. Piuttosto annota a margine, chiosa; aggiunge e formula un interrogativo – di per sé estraneo alla Natura stessa, che domande non conosce. Interroga su quali siano le nostre sorti, quale il posto che ci tocca, come mantenerlo in sufficiente equilibrio. Da questo colloquio rarefatto con la sostanza dell’universo viene, in ultimo, il nostro necessario nutricamento, sostentamento – alimentum.

Abbandonandoci alla terra, all’acqua, all’aria, al sole, coi sensi saturi delle vivande innumerevoli che ci circondano, alimentiamo l’attesa di una risposta.

___________________________________________________________________________           Ezio Romeo

 

Il giorno dell’evento attraverso le immagini di Alberta Dionisi.

Versi di Yves Bergeret / traduzione di Giovanni Miraglia

YVES BERGERET nato nel 1948, vive a Parigi e nella Drôme (dipartimento della regione Rodano-Alpi). È poeta plastico e saggista e crea e vive il suo lavoro di “poesia nello spazio”. Le sue ultime pubblicazioni sono ” Si la montagne parle “, Ed. Voix d’Encre e ” L’image ou le monde, sur les églises peintes de Chypre “, Ed. Centre Culturel Français de Chypre  . Le sue ricerche hanno come esito delle pubblicazioni, delle performance e delle installazioni alle quale ama associare dei creatori d’estrazione popolare, che lui chiama “poseurs de signes”, ovvero artisti plastici. Da undici anni lavora regolarmente con dei pittori contadini del Mali.

CARLO SAPUPPO  è nato nel 1950 a Catania, è stato docente di discipline pittoriche nelle locali scuole ad indirizzo artistico. La sua carriera, iniziata nel 1969, lo ha visto impegnato in molteplici ambiti. L’attività grafica e pittorica è sconfinata sino al fumetto. L’attenzione per la materia si è espressa in sculture di terracotta e ceramica, sino alla produzione di oggetti di “design affettivo” non seriale. L’attenzione al concetto di spazio lo ha visto produttore di scenografie teatrali. Oggi, la somma delle esperienze lo fa volgere, prevalentemente, alla progettazione e realizzazione di istallazioni sempre sintonizzate all’ambito al quale sono destinate. Contemporaneamente, introduce nel suo lessico espressivo, l’uso di fil di ferro di riuso che gli permette la costruzione di volumi connotati da strutture grafiche narranti.

DIETRO LE QUINTE  di   “ALIMENTUM”.

Il 2 ottobre 2010 Carlo Sapuppo presenta la cava ed il fiume al poeta Yves Bergeret.

La mail, inviata da Carlo il 28/07/2011 e la risposta di Yves:

Oggetto: Pensieri sull’acqua

Caro Yves, solamente oggi sono riuscito a mettere un pò di ordine nei miei pensieri e a scrivere qualcosa sul nostro comune lavoro a Noto Antica. Lasciando da parte i problemi tecnici della mia istallazione (cosa non da poco), ho ragionato sul come titolare questa nuova impresa. Tra tanti, quello che potrebbe riassumere il senso, nella comune lingua dei padri latini, è “ALIMENTUM”, in italiano “SOSTENTAMENTO”, come sinonimo di “RISORSA”. Questo vedo nell’acqua raccolta in quella vasca, sospesa tra cielo e terra … luogo di gestazione della vita, pronta a versarsi verso il vuoto/pieno di future aspettative. Il tuo zaino sarà con noi quando, insieme a Giovanni Miraglia, verremo a prenderti all’aeroporto per andare direttamente alla casa-corpo. Finalmente riuniti, daremo “corpo” ai nostri pensieri! Ieri siamo andati a vedere la vasca circolare: l’acqua è molta e scorre veloce …
Con amicizia. Carlo

risposta:

Caro Carlo,

grazie della tua mail bellissima e molto inventiva : sono totalmente in accordo con te. Ma adesso non posso veramente risponderti ; domani o dopodomani, se sei d’accordo. Se la biblioteca chiude troverò una altra soluzione nel mio villaggio. Penso alle tu  idee (bellissime) e al nome; vorrei dirti anche che durante l’ultima settimana ho “fatto” una bellissima, posso veramente dirti, creazione in dialogo con un amico filosofo e un amico paleontologo sull’ultima cima di una montagna di 3000 metri, a sud est del mio villaggio, con magnifici fossili : una settimana in altitudine, ma il freddo e un brutto temporale sono subitamente arrivati,  e la neve, la pioggia,  tanto freddo! Ma abbiamo realizzato tutto il nostro progetto. Ti faro vedere il primo piccolo DVD che abbiamo fatto insieme, immediatamente, al nostro ritorno al mio villaggio. Carlo, penso tanto alla vasca; e vorrei tanto già camminare con Pia e te, mangiare sul’erba, forse anche dormire al’aperto, laggiù alla vasca. È ancora abbondante l’acqua del fiume che arriva alla vasca?
Grande abbraccio per te e Pia!

I sei giorni di residenza, presso la Maison-Corps a Noto Antica, raccontati attraverso immagini (catturate da vari autori), filmati (montati da Pia Scornavacca)  ed estratti dei diari di Giovanni Miraglia e Carlo Sapuppo.

18 Agosto 2011, in viaggio …

[…] Intorno alle 15.15 incontriamo Yves all’aeroporto di Catania. Siamo presenti Carlo, Pia, Angela ed io. Yves è di ottimo umore, entusiasta ed estremamente ricettivo nei confronti della realtà siciliana  […]

[…] Il cammino alla volta di Noto antica procede fra il canto della natura, espresso per diverse “altezze” di cromatismi di verde e di bianco (i carrubi, i mandorli, gli ulivi, le rocce chiare). Il clima all’interno della vettura è di entusiasmo, se non di esultanza, e di operosa complicità […]

[…] Già lungo la strada, in macchina, Yves e Carlo iniziano a esporre a vicenda le loro idee su come fare l’installazione, innanzitutto sul piano della realizzazione materiale, degli aspetti più schiettamente teoretici – già abbozzati per mail, comunque  – si parlerà più tardi, a cena […]

[…]  Il lavoro verrà svolto presso la Cava del Carosello, che la natura ha scavato lungo il corso di quel fiume nel più generale “canyon” che sta ai piedi del Monte Alveria, su cui sorgeva l’antica Noto. Si tratta di un luogo di rara bellezza come sospeso nel vuoto, sovrastato dall’imponenza severa del monte. La pozza – racchiusa in una sorta di “anfiteatro” naturale di pietra chiara e cretosa – riceve l’acqua da una piccola cascata che sta immediatamente sopra di essa, che a sua volta viene alimentata da vicine sorgenti. Uno dei lati dell’anfiteatro finisce in un baratro; e l’acqua, che nella pozza risiede per un po’, si muove poi verso quello e forma una ulteriore cascata. Ma spingendo lo sguardo in quella direzione la vista si apre sulla grandiosità della valle e sulla verde elevatezza dell’altipiano della Contrada dell’Oliva […]

Arrivo a Noto Antica.

Arrivo a Casa-Corpo.

[…] È l’ora che prelude al tramonto, il quale ci regalerà una luce – infiltratasi tra i pini – d’un rosa mai visto finora, ultramondano […]

[…]  A sera si discute tutti assieme, seduti sulla “schiena” di “Casa-Corpo”; ovvero la lunga terrazza che si protende verso occidente. Carlo per primo esprime la sua “suggestione” riguardo all’idea di lavoro. Considera l’acqua, ovviamente come sorgente di ogni forma di vita e come propiziatrice di fertilità. Ma soprattutto, alimento primigenio di questa particolare natura del luogo, così ricca e varia  […]  una natura nel cui seno Pia e Carlo, e tutti gli artisti che qui han soggiornato nel corso di 35 anni, hanno trovato nutrimento per le  loro ispirazioni […]

[…] La notte ci accoglie col suo cielo stellato e di una bleuité protettrice. Pia, Carlo, Angela e me stesso dormiamo dentro la Maison – Corps. Yves dorme invece sulla sua “schiena”, à la belle étoile […]

19 Agosto

[…] Ci vogliono 45 minuti fra le balze di quella gola, Cava Carosello, per raggiungere quella mirabile conca d’acqua, perfettamente conchiusa fra le due montagne, quasi un’ostrica di pietra e d’acqua. La conca è alimentata da una tumultuante cascatella d’acque ed all’altra estremità di quel piccolo bacino ecco che un orrido – seppur bellissimo! – si scorge; in cui l’elemento liquido che dapprima sosta nello stagno, poi vi si precipita […]

[…] La pozza, come già detto, presenta una bellissima particolarità. La circonferenza di metà di essa è come un’esedra naturale formata dalla roccia e all’interno della quale ci si può sedere come se si fosse in una tribuna.

Ebbene è proprio in questa “esedra” che Yves ha deciso che esporrà:

6 quadrittici orizzontali, in forma d’antifona.

Ovvero: La domanda della nutrice / la risposta che ringrazia per mezzo dell’affetto e che non vuole rispecchiare. – Ringrazia in forma di Abschied; ma non è l’Addio romantico, melanconico; è l’addio della partenza verso il mondo. Del resto quest’acqua va, nutre e va; scavando perfino le montagne in quest’azione di nutrimento; una distruzione creatrice in questa azione.

6 quadrittici verticali, in forma di monologo.

Ovvero: In essi parla solo la parola dell’iniziato, dura, un po’ naïve. È la parola di un ragazzo che si distacca dal luogo che l’ha alimentato e che si protende nella separazione, verso il mondo […]

Incontro con la cava del Carosello.

20 Agosto

[…] All’ombra, immersi nell’aria sottile del mattino, Yves si concentra per un attimo e la sua mano inizia la danza sui fogli. … il lavoro andrà avanti per più di un’ora […]

La calligrafia.

Oggi è anche il giorno per la mia prova alla pozza.

[…] assemblo le parti della scultura ( circa 5 metri di ferri arrugginiti ed alcuni frammenti di specchio), che intendo ancorare sul fondo della vasca. La parte emersa è un’asta  sottile […]

[…] Alice s’immerge per metterla in posizione, al centro  … Yves osserva ma, non è il solo, sono infatti giunti nel frattempo quattro giovani netini e poco dopo due distinti signori dall’accento nordico […]

Tentativo fallito.

 […]  I giovani netini sono molto curiosi, qualcuno intuisce – si tratta di arte – do loro qualche informazione. – “Sì ma, a cosa serve?” chiede uno dei giovani all’amico. – “Non serve a niente” – risponde l’altro, – “è come una sfida, lui vuole solo mettere in piedi questi ferri nell’acqua, questa è la sua sfida” – o “trip” come lo definisce lui per l’amico. Segue una gara di pareri e consigli […]

[…] L’asta metallica è in posizione, vi ho aggiunto due tiranti di lenza, che posti appena sotto il livello dell’acqua, nelle mie intenzioni dovrebbero stabilizzare la scultura ma, questa nonostante i nostri sforzi si piega su un fianco. NON FUNZIONA! Insieme ai miei giovani aiutanti proviamo ancora e ancora … NON FUNZIONA! […]

[…] La giornata di lavoro non si è ancora conclusa, devo aiutare Yves a preparare il colore per la scrittura sul telo e lui ha deciso che ci vuole su anche delle mani con i palmi aperti e questo tocca a me. Insieme iniziamo la danza con i pennelli, curvi per quasi un’ora, sul telo disteso sul pavimento del terrazzo […]

La pittura del telo.

[…] Posso solo aggiungere a commento delle vicende della giornata che, a ragione della “modifica in corso d’opera” della realizzazione della stele, anche il mio scritto di presentazione – letto in serata a Carlo e Pia – dev’essere mutato. In esso io descrivo l’idea della stele che Carlo aveva già costruito. La sua realtà è adesso diversa e così anche il mio testo deve essere differente. Così come la stele ha dovuto esser “limata” anche lo scritto dovrà subire lo stesso trattamento. Lo muterò, dunque, per descrivere la nuova maniera d’apparire di quel simbolo […]

21 Agosto

[…] ci dedichiamo a scattare alcune foto dei quadrittici con le ombre sovrapposte dei fil di ferro in controluce, forse possono servire per un’immagine di presentazione  […]

[…] Dopo la prima colazione – e l’Alimentum del dialogo sul lavoro – ci dirigiamo verso Noto, discendendo per la strada del Durbo (platano in siciliano antico). Yves ci accompagna sino al rio e qui, in un angolo, all’ombra della fitta verzura, lui ed io ci sediamo fianco a fianco per ragionare intorno ad alcune mie scelte di traduzione. Sono questi i momenti in cui io ho l’impressione di essere “retrodatato” alla classicità ellenica di questi luoghi. Mi par d’essere il “servo di scena” d’un antico cantore errante; ed un sentimento d’esaltazione m’invade […]

[…] Nel tardo pomeriggio dunque, avendo superato tutti gli ostacoli umani e tecnici, torniamo trionfanti a Maison – Corps mostrando come fosse un trofeo il programma perfettamente realizzato e pronto da distribuire l’indomani! Purtroppo, non riusciamo ad incontrarci con Carlo ed Yves che sono già andati via e non possiamo comunicargli la riuscita della nostra impresa […]

[…] Giovanni Tuccio. si è deciso a venire giù con noi […] La discesa è rapida, attraversiamo la cava silente e ombrosa, siamo ancora una volta qui sul margine della vasca. Il sole è già  tramontato ma, sotto i miei piedi nudi la pietra è ancora tiepida e la natura ci abbraccia acquietata nella luce chiara che precede l’imbrunire. Per un tempo indefinito rimaniamo tutti in silenzio e il rumore dell’acqua che si versa nella vasca sovrasta potente ogni cosa, esaltandosi nel vuoto delle tre cave che essa stessa ha prodotto e che in questo punto si uniscono. La luce diminuisce e l’aria si fa più fresca […]

[…] Il sonno tarda ad arrivare, il rumore del ruscello è veramente preponderante. A turno durante la notte ci svegliamo più volte […]

22 Agosto

 […] Una libellula nera ed esile si posa sulla nuova foglia d’oro spuntata questa mattina, è un’immagine di leggerezza assoluta l’oscillazione dell’insetto in cima alla spirale mossa da un soffio di vento. Lo colgo come segno dell’approvazione del “genius loci” che forse stiamo evocando […]

Dopo  il rito  dell’ Alimentum …

 

[…]  ora è lo stesso luogo che s’impossessa di noi tutti. Ci abbraccia caldo nel sole sulla roccia, accogliente nelle sue nicchie d’ombra, rigenerante nella sua acqua trasparente e freschissima, potente e misterioso nel vuoto che ci offre innanzi. Ora gli spettatori nel loro insieme, divengono “naturalmente” fulcro della storia. Essi le danno compimento incrociando le parole, i canti e le abluzioni. Da qui “nutriti” si disperderanno, portando con sé la coscienza di questo evento di cui sono stati parte attiva e significante, donando ad artista e poeta una nuova visione oltre la forma che essi hanno concepito […]

[…] Abbiamo infoltito il motto amici – che ci accomuna –  della sua radice amore!

La giornata si conclude a casa, su in terrazzo, per festeggiare il compleanno di Giovanni Tuccio, che cade giusto oggi!  Folla di amici e di gioia; e calde correnti d’affetto a sciamare sulla cima del Monte  Alveria:  Alimentum d’amore!

23 Agosto

 Al risveglio, oggi, non c’è più la tensione al fare che ha contraddistinto le mattine dei giorni appena trascorsi. La casa-corpo questa notte ha ospitato un numero di abitanti ancora molto nutrito ma, per il gruppo fautore di Alimentum oggi è il giorno della partenza […]

[…] Lo spirito di Alimentum sembra però ancora restio a cedere alla separazione, così ci ritroviamo seduti al grande cerchio di pietra cinto dagli alti pini e lì ascoltiamo nuovamente Stefano e Chiara intonare canti del repertorio popolare prima di congedarsi  […]

[…] scorgo dalla finestra Yves circondato dal gruppo dei giovani che rimarranno qui. Percepisco che è in corso l’ultimo atto del nutrimento dell’anima e della mente, Emanuele (21 anni) il più giovane di tutti loro ha trovato il coraggio di confessare la sua passione per la scrittura e la poesia e Yves lo ha pregato di declamare qualcuno dei suoi componimenti. Il giovane recita i versi che ha dedicato a questa terra che ha lasciato insieme alla famiglia già da diversi anni. Quando finisce, il poeta adulto gli esprime tutta la sua ammirazione per la profondità dei suoi versi ed è generoso di commenti e consigli, esortandolo a continuare a coltivare questa sua inclinazione […]

[…] Un giorno forse qui forse altrove, alcuni uomini si ritroveranno per donare, insieme, parole e azioni che alimenteranno lo spirito. Chi ha saputo parta!  Consapevole che spazio e tempo non possono cancellare l’appartenenza ad un’unica scia di sognatori di un futuro migliore. Per questa volta tutto si è compiuto;  Pia, Angela, Giovanni, Yves ed io siamo già in macchina diretti in città .

Diario di Giovanni Miraglia (versione integrale)

Diario di Carlo Sapuppo (versione integrale)

Commentaire de mars 2012, pour le blog de Casa-Corpo à propos de Alimentum

Yves Bergeret

29 mars 2012

Retour à Maison-Corps sept mois après Alimentum. Herbes hautes et folles partout. Une tornade a balayé les collines et les ravins de Noto Antica il y a quelques jours. Carlo et moi coupons les branches mortes autour de la maison ; avec Pia, avec quelques amis qui sont là, nous les brûlons dans un grand feu devant la maison. Un feu va devant nous, dans la nuit, dans le jour. Dangereux, luttant avec l’exubérance de la nature. Le torrent en crue a détruit le gué en bas de la colline. Le pollen jaune court et vole partout, nous macule les jambes. L’énergie de la vie lutte contre ce qui la détruit. Impossible de savoir ce qui va finalement dominer : la vie, la dispersion, l’élan, le chaos, l’ensemencement, l’insémination, le sens, la perte du sens, l’élaboration du sens, le cheminement de la parole ?

Dans la confusion rugueuse de ces collines, de cette île, de ce monde, Carlo, Pia et moi œuvrons ensemble depuis des années à dégager le cheminement de la parole, le sentier clair et simple du geste artistique qui ouvre, ouvre et ouvre encore. Ecouter, dialoguer, écouter, proposer le signe et l’œuvre, œuvrer encore et encore à ouvrir et à déporter sur le bas-côté du chemin la violence du monde qui aboie : bruit pour rien.

Il est beau qu’au bout d’une semaine de travail sur place en août dernier, Carlo, Pia et moi, aidés de Giovanni Tuccio, ayons accueilli les étrangers et les proches venant désaltérer leur corps et leur âme à la grande vasque d’eau fraîche d’Alimentum, au bout de Cava Carosello.

Il est beau que le lendemain de cette fête de la parole qui a nourri le corps et l’âme de chacun, les jeunes poètes italiens se soient réunis dès l’aube avec le poète étranger sur la colline de la Maison-Corps pour que la parole se transmette dans le dialogue sans fin, Alimentum perpetuale, pollen de signes et de sens dont les collines, l’île, le monde, s’ensemencent, sans se lasser s’ouvrent.

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 Yves Bergeret

 29 marzo 2012

 Ritorno a Casa-Corpo sette mesi dopo Alimentum. Erbacce alte dappertutto. Alcuni giorni prima un tornado ha spazzato le colline e i valloni di Noto antica. Carlo ed io spezziamo i rami morti che si trovano tutt’intorno alla casa; con Pia, ed altri amici che son là, li bruciamo in un grande fuoco davanti all’abitazione. Un fuoco che continua davanti  a noi lungo il corso della notte, e del giorno. Pericoloso, che lotta con l’esuberanza della natura. Il torrente in piena ha distrutto il guado giù, in basso alla collina. Il polline giallo corre e vola dappertutto, ci macchia le gambe. L’energia della vita lotta contro ciò che la distrugge. Impossibile sapere cosa prevarrà, alla fine: la vita, la dispersione, l’impeto, il caos, la semina, la fecondazione, il senso, la perdita di senso, l’elaborazione del senso, il progredire della parola?

 Nella confusione rugosa di queste colline, di quest’isola, di questo mondo, Carlo, Pia ed io operiamo assieme da anni per liberare il progredire della parola, il sentiero chiaro e semplice del gesto artistico che apre, apre ed apre ancora. Ascoltare, dialogare, ascoltare, proporre il segno e l’opera, operare ancora ed ancora aprire e deportare sul margine del cammino la violenza del mondo che abbaia: rumore per nulla.

 È bello che alla fine di una settimana di lavoro sul posto, lo scorso agosto, Carlo, Pia ed io, aiutati da Giovanni Tuccio, abbiamo accolto gli stranieri e i vicini, venuti a dissetare il loro corpo e la loro anima alla grande pozza d’acqua fresca di Alimentum, in fondo alla Cava Carosello.

 È bello che all’indomani di quella festa della parola che ha nutrito il corpo e l’anima di ognuno, i giovani poeti italiani si siano riuniti all’alba col poeta straniero sulla collina della Casa-Corpo affinché la parola si trasmetta attraverso un dialogo senza fine, Alimentum perpetuo, polline di segni e di senso del quale le colline, l’isola, il mondo si fecondano, aprendosi instancabilmente.

 

                                                                                                                                 (Trad. Giovanni Miraglia)

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RINGRAZIAMENTI
Per l’offerta del canto e della musica:  Nicolas Aubagnac, Parakeelya Jemma e Stefano Spoto.
Per la lettura dei versi in italiano: Alba Porto.
Per l’amabile collaborazione, tutti gli abitanti della Casa-Corpo ed in particolar modo: Sergio De Bellis, Cesare Melfa, Alice Porto, Angela Raffa, Grazia Sciuto, Giovanni Tuccio.

Dove non specificato le foto sono di Pia Scornavacca.

Le foto del filmato, “Tentativo fallito” sono di Sergio De Bellis.

Un particolare ringraziamento a Sasa Gensabella per la realizzazione del blog.